martedì 12 novembre 2013

Antropoetico ed il suo "Miserabili giorni"

"Non c'è confine fra verità e fantasia se non quello che ci imponiamo da soli. Uno vede e crede ciò che vuol vedere e credere, tutto dipende dall'anima." (cit. dal capitolo 10)

N
on sappiamo chi si nasconda dietro lo pseudonimo di  Antropoetico, ma sappiamo che è uno scrittore prolifico che ha al suo attivo la pubblicazione di diversi romanzi e raccolte di poesie di successo.
Nel suo modo di scrivere ho trovato il verismo di un Verga,  la  fantasia  e l’irriverenza di un Benni,  la filosofia semplice (ma non semplicistica)  di un Gaarder. La miscela

ben riuscita di queste caratteristiche portano ad una lettura scorrevole che  fa arrabbiare, emozionare, divertire, meditare. 

Miserabili giorni è un saggio sotto forma di romanzo che ci riporta  uno spaccato di vita del momento socio/politico nazionale che stiamo attraversando facendone un documento d’accusa, di riflessione e di speranza.
Attraverso le vicende del protagonista, l’autore mette l’accento sui  mali della nostra società tra i quali: fabbriche chiuse, famiglie sul lastrico per aver perso il lavoro, banche sanguisughe, politici che tiran l’acqua al proprio mulino disinteressandosi della popolazione, lavoratori immigrati sfruttati, negozi chiusi perché tartassati dalle imposte, mass media sciacalli che imbeccano i telespettatori per ottenere un punto in più di audience,  misere pensioni che non consentono un livello di vita dignitoso, per arrivare fino al mondo sommerso dei “senza tetto”.

Trama:
Roberto, un uomo di mezza età divorziato e senza figli,  perde il lavoro e, con pochi spiccioli in tasca, decide di scappare dalla sua Torino per andare a vivere in montagna. Inizia così un periodo in solitudine, alla ricerca di se stesso, riscoprendo la natura e le cose semplici,  ritrovando quel senso di libertà perduto, confermando l’aggressività degli uomini e la mitezza degli animali: nasce, infatti, una sorta di “amicizia” tra lui e una volpe del bosco. 
L’approssimarsi dell’inverno e la nostalgia dei genitori lasciati senza nemmeno una parola, spingono Roberto a rientrare nella sua Torino dove trova la madre in fin di vita e il padre sempre più burbero che gli nega il suo aiuto. Decide quindi di darsi al vagabondaggio.
Grazie all’incontro con Teresa, il protagonista, scopre il mondo dei “senza tetto”:  esseri umani, denigrati  della nostra bieca società, che vivono la notte aggregati in piccoli gruppi e aiutandosi tra loro con  quel poco che riescono a raccattare. 
Quel mondo, per Roberto, dura poco: rimane, infatti, vittima di un brutto incidente stradale che gli procura diversi giorni di coma durante i quali la sua mente elabora fantasiosi scenari che gli faranno conoscere il senso della vita e della morte, fino a quando …