martedì 12 novembre 2013

Antropoetico ed il suo "Miserabili giorni"

"Non c'è confine fra verità e fantasia se non quello che ci imponiamo da soli. Uno vede e crede ciò che vuol vedere e credere, tutto dipende dall'anima." (cit. dal capitolo 10)

N
on sappiamo chi si nasconda dietro lo pseudonimo di  Antropoetico, ma sappiamo che è uno scrittore prolifico che ha al suo attivo la pubblicazione di diversi romanzi e raccolte di poesie di successo.
Nel suo modo di scrivere ho trovato il verismo di un Verga,  la  fantasia  e l’irriverenza di un Benni,  la filosofia semplice (ma non semplicistica)  di un Gaarder. La miscela

mercoledì 23 ottobre 2013

Lovercraft: Il colore venuto dallo spazio

Ci sono autori o generi letterari che ciascuno di noi rifiuta di leggere a priori. Pur amando leggere Edgar Allan Poe, maestro nel raccontare un orrore di tipo psicologico, uno dei miei rifiuti è sempre stato verso il genere horror fantascientifico  -  di cui Howard Phillips  Lovecraft con le sue creature mostruose  ne è stato un autore apprezzato soprattutto dopo la sua morte – finché,  parlandone  insieme ad un mio amico, non mi son incuriosita al punto

domenica 13 ottobre 2013

Evangelho segundo Jesus Cristo di Josè Saramago

   Per una come me, costretta alla messa domenicale fino all'età delle domande importanti alle quali scuola (otto anni dalle suore) e famiglia cattoliche non potevano che rispondere secondo la catechesi, lasciando così irrisolti i miei  dubbi,  leggere questo libro è stata la conferma alle risposte che mi son data in questi anni.

   Nel “
Evangelho segundo Jesus Cristo”, il premio Nobel per la letteratura  Josè Saramago (dalla Chiesa portoghese definito dissacrante),  rispettando i passi dei Vangeli canonici e delle Sacre Scritture,  

venerdì 20 settembre 2013

"KITCHEN" di Banana Yoshimoto

L’estate appena passata, mi ha vista – giocoforza – lontana dal PC ma non dai libri.  
Il primo di cui vi racconto è l’ultimo letto in ordine cronologico: “Kitchen” di Banana Yoshimoto.
È la prima volta che mi avvicino a Yoshimoto e devo dire che non mi ha convinta fino in fondo. Pensavo di trovare nei suoi romanzi

martedì 30 luglio 2013

"La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne


“Che cosa starà facendo?”dice un’ombra alle altre. “Sta scrivendo un libro di racconti! Che mestiere sarà codesto, che maniera di glorificare Dio o di essere utile agli uomini, nel suo tempo e generazione?” Tanto varrebbe che questo snaturato fosse violinista” (cit. dal prologo)

        Leggere almeno un classico ogni tanto (tutto sta a quanti libri si leggono in un anno)  non può far che bene alla salute mentale: si fa un tuffo nel passato e ci si ritrova a pensare a quanto, nel corso dei secoli,  siamo

giovedì 20 giugno 2013

"E morirono tutti felici e contenti" di: Autori vari

Nella mia scheda di presentazione a voi (ved. "Chi scrive è ..."), ho scritto che in questo blog non ho la pretesa di far delle recensioni letterarie, ma che avrei descritto quel che ogni libro mi ha lasciato.
Ecco, nel caso di "E morirono tutti felici e contenti", son stata assalita da tanto amaro e disgusto. Non me ne vogliano gli autori ne Massimo Avenati che è il curatore della raccolta, ma nel risvolto di copertina del libro c'è scritto "... è una raccolta di fiabe all'incontrario." e per tale l'ho acquistato ma leggendolo mi son accorta che delle "fiabe" ne han preso solo i titoli per poi riadattarle con ironia e sarcasmo a grottesche storie dei giorni nostri dove non viene mai contemplato alcun riferimento alla parola amore, ed intendo amore in senso lato: per la vita, per il prossimo, per l'arte, la natura, per la famiglia, per se stessi, ...

I
l libro è un'antologia di quattordici racconti,  narrate
 con un realismo parossistico  scritto con un buona tecnica e il  conseguente linguaggio scurrile da strada, tra i quali troviamo: "La bella addormentata" che è un'agghiacciante storia di una giovane donna che rifiuta il mondo in cui vive;  "La piccola fiammiferaia" che racconta la sconcertante vita di una donna pachidermide che fa la prostituta; "La bella e la bestia" dove la bestia  altri non è che un maniaco necrofilo rifiutato da una bella donna; ne "I fiori della piccola Ida",  invece, narra di una giovane donna abbandonata in un manicomio. 

Confesso di aver letto solo una metà dei racconti ma ne ho avuto abbastanza per poter dire "mi fermo qui".
Son certa che c'è qualcuno, tra di voi, che troverà questo libro normalmente interessante, ma non io! Non definitemi "bigotta", è solo che dalla letteratura desidero ricevere dell'altro piuttosto che le crudeltà che giornalmente ci raccontano i media ... tutto qui.

mercoledì 12 giugno 2013

"Tregua nell'ambra" di Ilaria Goffredo (distribuito in ebook gratuito)

“Odiavo quella maledetta guerra. Oltre ad annientare nazioni e sfasciare imperi, uccidere milioni di persone e impoverirne altrettante, stava anche distruggendo il piccolo mondo sul quale avevo costruito tute le sicurezze della mia vita. Stava minando nel profondo le basi della nostra famiglia che andava frammentandosi sempre di più, lasciando ognuno solo e perso nelle proprie paure.” (pag, 62)

Q
uesta la frase che più mi ha colpita di “Tregua nell'ambra” , un romanzo storico per non perdere la memoria del passato ma che,

martedì 21 maggio 2013

"La via per il benessere - Come scegliere la strada"


Non sempre si legge per sognare, a volte lo si fa per imparare, altre per riflettere, altre ancora  per trovare le risposte alle domande che da sempre ci assalgono.  Quest’ultimo è senz'altro un buon motivo per leggere  “La via per il benessere” di Sandro Napolitano, un libro che mi piace

venerdì 17 maggio 2013

“Mark Johnson e le chiavi di Allen”


Oggi mi rivolgo agli amanti dei  Fantasy, genere di nicchia,  e a chi ha deciso di avvicinarcisi. Il libro che vi segnalo è: “Mark Johnson e le chiavi di Allen” scritto da Giuseppe Attanzio.

Perché ho scelto proprio questo libro? Semplicemente perché di lui si parla tanto, e molto bene, nei siti web dedicati alla lettura, ed essendo un’inguaribile curiosa, ho voluto approfondire leggendolo. 

 Poiché io non sono un’amante di questo genere letterario – ma si sa ... nessuno è perfetto –  e non volendo rischiare di far pasticci o dar giudizi falsati su questo libro che mi ha stupita, affascinata e che merita una  lettura attenta da parte di un lettore appassionato capace di raccogliere nel modo più giusto tutte le emozioni che il libro trasmette,  ho pensato di incontrare Giuseppe Attanzio  e di riportarvi la nostra chiacchierata.
La parola all'autore:

Come ha iniziato il suo approccio al mondo della scrittura?
Come tutti i sogni, è nato un po' per caso, facendo leggere quasi per sbaglio, qualche mio pezzo a dei docenti del liceo classico che frequentavo, per poi svilupparsi nei posti più impensabili, come Mc Donald o sotto l'ombra di un bell'albero al  parco. Sono le piccole cose che fanno le differenze, sempre.

Com'è nata l’idea di scrivere un fantasy?
A dire il vero mi dedico a molti generi, però ho voluto iniziare con Mark poiché avevo rivisto quella storia nella mia mente molte e molte volte. L'idea della trilogia poi, è venuta poiché adoro stupire i miei lettori con continui colpi di scena che stordiscono piacevolmente chi ama un genere così leggero ma complesso tra le righe.

Chi sono gli scrittori che vede come modello da seguire?
Molti. La J.K. Rowling per la sua straordinaria capacità di raccontare storie anche complesse con estrema semplicità, Guido Cervo per i suoi racconti descrittivi ed incredibilmente completi, Valerio Massimo Manfredi, per il suo stile e la sua immensa classe e Tolkien per quel tocco magico del tutto immortale.

Ci narra in poche righe i punti salienti del suo romanzo“Mark Johnson e le chiavi di Allen”.

Beh, essendo il primo della trilogia, rappresenta un po' lo start dell'intera vicenda e sopratutto, mostra lati della vita che nessuno mai avrebbe mai pensato di vedere. Tutto ha inizio con la nuova consapevolezza raggiunta da un ragazzo come tanti, che si trova a dover crescere molto prima dei suoi coetanei, pigri e tecnologici, ritrovando un istinto e una forza sopita dentro di sé, in maniera del tutto inaspettata. Da lì, una serie di avvenimenti porteranno alla completa maturazione del giovane Mark, impegnato in un compito del tutto fuori dalla propria portata. La sua crescita emotiva, incentivata da vere amicizie, rarissime ormai,  primi amori e nuovi odi, lo porteranno a scoprire man mano la verità che si cela dietro ogni cosa. La battaglia per la difesa della città di La Rocca, rappresenta non solo l'eterna lotta tra bene e male, ma anche la scarsa influenza della luce nei confronti dell'oscurità, molto più fitta e tetra. Riuscirà a realizzare il proprio destino? O dovrà lottarci contro?

Quali  significati contiene il romanzo?
Mille diversi, basta saperli leggere tra le righe. Ho cercato di narrare una bella storia, avvincente e divertente, volendo lanciare dei piccoli spunti e dei piccoli riferimenti per tutti coloro che volessero trovarli. Cerco di spingere il lettore a voler capire ed andare oltre all'aspetto esteriore delle cose... non sempre un'amicizia profonda lo si rivela tale nei momenti critici, come anche un amore o un affetto. Ma prima di tutto, ho cercato di far vivere, pagina per pagina, l'angoscia prima della consapevolezza, la tensione prima della sicurezza e la frustrazione prima della maturazione di un personaggio comunissimo, praticamente uno di noi.

Che cosa vorrebbe che i lettori cogliessero leggendo il suo libro?
La voglia di sognare. Mark è un sognatore, non certo un eroe ben lontano dall'esserlo, però, come accade in certe situazioni, la necessità si trasforma in virtù, senza mai perdere la bussola. Vorrei che il lettore cogliesse il grande realismo celato dietro i miei personaggi e vorrei che, per tutta la durata della lettura, vedesse con i loro occhi. Descrivere è facile, ma far immedesimare è difficile, io ci ho provato e mi piacerebbe che i ragazzi si immedesimassero in Mark, Lucas o Jimmy così come le ragazze in Mary, Leyla o Joanna, così da rivedere in loro un amico, un conoscente o un vicino di casa. D'altronde chi può conoscere il labile confine tra realtà e fantasia?

C’è un  nuovo progetto in corso che vuol anticipare ai lettori  di “Identità di Carta e … Penne?
Beh, a Giugno, al massimo i primi di Luglio, dovrebbe vedere la luce il secondo titolo della trilogia, così da proseguirla. Tralasciando per un attimo Mark Johnson, in cantiere ci sono un paio di progetti, tra cui un romanzo storico ambientato nell'antica Roma, un thriller-horror e un drammatico, ciò che manca è il tempo. Ma vi preannuncio in anteprima, che quest'estate dovrebbe uscire il primo della lista, ovvero quello storico... speriamo tutto vada per il verso giusto.

Pensa che scrivere possa diventare il suo mestiere?
In questo momento storico ed in quest'Italia, no. Però è da sempre il mio sogno nel cassetto. Difficile, quasi impossibile, ma come Mark sono un sognatore, quindi finché avrò respiro, tenterò.

Un libro che non deve mai mancare nella libreria di un lettore …
Visto il suo impatto storico, il quasi miliardo di copie vendute in tantissime lingue diverse, direi che Harry Potter sia d'obbligo, anche per chi non ama il genere. Ho trovato epico, ma di difficile lettura Il Signore degli Anelli, ma il modo di narrare del Capitano Tolkien è a dir poco magico e fuori dal tempo.

Un libro che non consiglierebbe mai …
Dispiace dirlo, ma la lista sarebbe interminabile. Oggi, i “noti” si possono permettere di pubblicare con grossissime case editrici soltanto per il nome che portano, mostrando al pubblico dei titoli a dir poco imbarazzanti. Personalmente trovo imbarazzanti molti libri scontati, scritti sull'onda di una qualche moda. Ovviamente non farò alcun nome nel rispetto di tutti.

















mercoledì 15 maggio 2013

Cinquanta libri con relative sfumature


""[…] odio i thriller.  […] io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”, […] In generale penso che la ragione per cui vai avanti a leggere, nei libri, non dovrebbe essere che vuoi arrivare in qualche posto, ma che vuoi rimanere in quel posto lì. […] È un paesaggio, la scrittura, non va a finire da nessuna parte, è lì e basta. Respirarlo è quello che si può fare. […] E la trama?,  dice. La trama non conta niente? Certo che conta [...]  immaginate di

venerdì 10 maggio 2013

Charles Dickens e il suo "Grandi Speranze"


Questa volta desidero parlare di un intramontabile della letteratura, Charles Dickens  autorevole scrittore  che non mi riesce a “convincere” fino in fondo, e della mia idea, cercando cercando,  ho trovato anche  nomi  di spicco tra i quali George Orwell. 
A parte “Il circolo Pickwick”, spassoso romanzo ,  le trame dei romanzi di Dickens

martedì 7 maggio 2013

E per meditare ... un po' di poesia




Oggi non scrivo di un libro e di quel che mi ha lasciato, no no, oggi voglio farvi conoscere un poeta e le sue poesie. 
Sergio Corazzini (1886-1907), un poeta crepuscolare che mi è stato "presentato" qualche giorno fa da un amico e, sarà perché mi son avvicinata alla poesia da poco ma, è stato amore a prima vista.  I Crepuscolari  parlano delle piccole semplici cose dell'umile vita quotidiana estraendone il poetico che in esse si nasconde, e lo fanno con una tenerezza infinita. Qui potrete trovare alcune poesie di Corazzini fra le quali vi segnalo:

lunedì 29 aprile 2013

Sylvie: souvenirs du Valoy



Sylvie è stato il mio primo ebook, non riuscivo a trovar l’edizione cartacea  ma la curiosità di leggerlo era tanta e così mi son decisa a scaricarlo … e subito dopo a stamparlo: non resisto alle letture sul freddo monitor.
Ne è valsa la pena!
Gérard de Nerval, pseudonimo di Gérard Labrunie, autore della prima metà dell’ottocento, è stato una figura di spicco del Romanticismo  letterario francese. Tante le sue opere e tra le più note c’è sicuramente Sylvie: un racconto di cui  non è facile tracciarne la trama, forse perché una trama vera e forte non c’è. Pochi i personaggi, rari i nomi – troviamo Sylvie, Adrienne, e poche altre comparse –,  il protagonista –senza nome – ne è la voce narrante, essenziali i dialoghi, eccellenti le minuziose descrizioni dei luoghi intrappolati nella nebulosa del ricordo.
Il racconto si apre con la descrizione della segreta passione che il protagonista nutre per l’attrice Aurélie: in lei rivede Adrienne una fanciulla incantevole incontrata a Loisy quand’era ragazzino, e mai più rivista.
Parte, quindi, alla volta dei luoghi natii e, durante il viaggio, con i ricordi ripercorre le tappe della sua fanciullezza tra, boschi,  feste di paese, balli, gite, amici e il suo innocente amore per la dolce e gelosa Sylvie. Giuntovi scopre che la sua “fidanzatina” sta per sposarsi con il panettiere del paese. Torna, così, a casa e decide di dichiarare il suo amore all'attrice che però, appreso della sua passione per Adrienne, lo respinge. 
Ma che fine ha fatto la bella Adrienne?

Tutto qui. Un’altalena tra passato e presente che da vita ad una storia di sentimenti delicati, scritta con un linguaggio che non può non affascinare ed un finale che … ci fa capire.
Una storia semplice nella quale io ho "letto" la ricerca di quel tempo perduto: la spensieratezza, la gaiezza e la felicità della fanciullezza ... Adrienne.



lunedì 22 aprile 2013

Di tutte le ricchezze


“Di tutte le ricchezze che ho viste una sola io vorrei davvero
i tuoi occhi di acqua celeste”
 
(cit)



        È ancora lui! Stefano Benni, lo scrittore controverso capace di  ironia e malinconia nelle trame, di surrealismo e realtà nello scegliere i personaggi delle sue storie, di scurrilità e poesia nel linguaggio usato. Sempre attento ad evidenziare, con accuse o derisioni, i “mali” del nostro secolo e l’atteggiamento degli uomini moderni. Le note caratteristiche  non mancano neanche in questo romanzo che, tra l'altro, vede ogni capitolo introdotto da una poesia che, come un’ouverture, 

giovedì 14 marzo 2013

Il manoscritto di Brodie


“Una volta tuo padre buonanima ci disse che non si può misurare il tempo in giorni come si misura il denaro in centesimi o in pesos, perché i pesos sono tutti uguali mentre ogni giorno è diverso e forse anche ogni ora” (dal racconto “Juan Muraña”)


Ho trovato il “Manoscritto di Brodie” di Jorge Luis Borges,  un minuscolo libro di enorme valore letterario (potrebbe mai non esserlo un libro di cotanto autore?!).
È una raccolta di 11 racconti brevi,  realistici e sconcertanti nei significati, che l'autore ci ha regalato in tarda età e dopo  un paio di decenni dai suoi maggiori successi “Finzioni” e “ L'Aleph”, e che

martedì 5 marzo 2013

L'eleganza del riccio


“Madame Michel (Renée) ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”




Questa volta vi parlo di un libro sul quale si è detto tanto e, forse, è proprio per questo che desidero dire anche la mia su questo romanzo che mi ha lasciato un segno nell'animo  Ogni volta che entra nello spettro dei miei pensieri,  non posso far a meno di rivivere l’emozione provata leggendo le ultime pagine del racconto. 
Anche adesso è così.

Ne L’eleganza del riccio, titolo originale "L'élégance du hérisson" - autrice Muriel Barbery, si leggono i diari di due donne che, seppur diverse per età e ceto sociale, sono finemente unite dalla voglia  di  andar controcorrente in una società volta  alla smania dell’apparire:
Renée, cinquantaquattro anni, vedova, è la portinaia di un elegante palazzo nel centro di Parigi. Si definisce grassottella, bassa, brutta, nel suo lavoro sempre educata e raramente gentile, nessuno nel palazzo la ama. Per rientrare nello stereotipo della portinaia, Renée lascia la tv sempre accesa e ad alto volume, quando parla con gli inquilini sbaglia volutamente qualche vocabolo e di qualsiasi cosa le parlino, lei cade dalle nuvole. In realtà è una donna colta che ama leggere – compra libri che nasconde nella borsa della spesa – sa parlare di arte e filosofia anche orientale, ascolta musica classica,  conosce Tolstoj a memoria ed è appassionata di cinema impegnato.  Lei sta bene così. Non si vuol far scoprire. Per colmare la sua solitudine si è costruita un mondo tutto suo che condivide solo con uno splendido esemplare di gatto che ha battezzato col nome di Lev e che le somiglia per indole.

Paloma, una ragazzetta di dodici anni, abita al quinto piano dello stabile. Di famiglia benestante,  porta i capelli lunghi e un paio di grossi occhiali.  È arguta, ha un’intelligenza superiore alla media e guarda il mondo che la circonda con meraviglia e crudeltà. Detesta la mediocrità della gente e definisce il mondo  come una boccia per pesci rossi dove  lei non vuole finire dentro, per questo ha pianificato il suo suicidio che avverrà, con i barbiturici,  il giorno del suo tredicesimo compleanno, fino ad allora continuerà a dar l’immagine di sé quale adolescente sciocchina e svampita.
Le due donne, prese dal loro eclissarsi, non trovano un punto d’incontro fino al’arrivo nel palazzo del ricco monsieur Kakuro Ozu che, grazie alla sua sensibilità e alla sua filosofia orientale, riesce ad aprire il cuore delle due donne, scoprirne i segreti e, riconoscendole simili,  aiuterà le due anime a trovarsi ... Renée e Paloma, avvicinandosi,  si passeranno, inconsapevolmente,  “il testimone”  della Vita.  


La scrittura, dell’autrice Barbery, raffinata e ricca di riferimenti all'arte  alla letteratura, alla filosofia, fa sì che la lettura sia scorrevole ed interessante fino a giungere con curiosità  all'epilogo che si dimostra sortire l’effetto di  una porta chiusa da una repentina folata di vento.

Un  libro imperdibile, da custodire gelosamente e non prestare a nessuno per paura che possa non tornarti indietro.  


giovedì 14 febbraio 2013

Sofia si veste sempre di nero


- La tua faccia è tutta asimmetrica –  Ed è così che sono? Asimmetrica? - (cit.) 


Ho letto Sofia si veste sempre di nero solo qualche mese fa, mi ha colpita e ne voglio parlare qui in questa mia raccolta di letture.
Inizierò col dire che il minimalismo della scrittura dell’autore Paolo Cognetti mi ha affascinata:  punta dritto alla meta senza giri di parole, a volte crudo a tratti tenero, riesce a coinvolgere emotivamente il lettore.
Il ritratto di Sofia, figlia unica che mal vive la sua solitudine, è quello di una donna spigolosa, indimenticabile, inquieta e nevrotica che esce dallo stereotipo di femminilità.

L
a trama  si snoda in dieci racconti che come fotografie  prese singolarmente raccontano momenti di vita, messe tutte insieme formano l'album  dei trent'anni di vissuto di Sofia: l’infanzia da maschiaccio con il cuginetto compagno di giochi che la fa appassionare alle avventure dei pirati; l’adolescenza con la depressione della madre ed il tradimento del padre che la portano a vivere un tormento psicologico sino al tentato suicidio;  la malattia del padre e la sua morte; la liberatoria  scoperta del sesso; la sua passione per la recitazione ed il teatro che la condurranno a vivere lontana da casa in cerca di un lavoro, di un compagno.

Un libro dove non è difficile identificarsi anche solo per un momento. 


Paolo Cognetti (Milano, 27 gennaio 1978). È un documentarista di carattere sociale, politico, letterario.  Nel 2009 ha vinto il premio Lo Straniero, riconoscimento attribuito dalla rivista Lo Straniero diretta da Goffredo Fofi ad artisti, saggisti, operatori, iniziative culturali e sociali di particolare spessore e generosità, con la seguente motivazione: "Paolo Cognetti, milanese, è tra i giovani scrittori italiani (ha da poco superato i trent'anni  uno dei più attenti a sentire e narrare il disagio delle nuove generazioni e gli anni difficili dell’adolescenza di questi anni, di fronte a un contesto di incerta sostanza e di sicurezza precaria. È anche autore di documentari e inchieste sulla giovane letteratura statunitense, ma sono le sue raccolte di racconti ad aver convinto del suo talento e del suo rigore, e della sua moralità di scrittore vero."
Blogger,  con il suo : Capitano mio capitano.
È autore di:
Manuale per ragazze di successo – anno 2004 -Minimum Fax, raccolta di sette racconti. Finalista al Premio Bergamo 2005.
Una cosa piccola che sta per esplodere – anno 2007 - Minimum Fax, raccolta di cinque racconti. Vincitore del Premio Settembrini 2008, sezione giovani. Finalista al Premio letterario Piero Chiara 2008. Vincitore del Premio Renato Fucini 2009.
(fonte Wikipedia)

lunedì 4 febbraio 2013

Chocolat


"Il vento ha spazzato via le mie paure. Faccio un cenno di saluto all'Uomo Nero nella sua torre, e il vento mi strattona allegramente la gonna. Sono fuori di me per la gioia, piena di aspettative." (cit)


Conoscete qualcosa di più “invitante”,  “trasgressivo” e “liberatorio” che cedere alla tentazione di farsi sciogliere in bocca un cioccolatino, qualcosa di più rinfrancante che bere una tazza di cioccolata calda quando fuori il freddo gela il paesaggio e l’animo; il tutto a dispetto dello spirito di sacrificio per mantenere il nostro aspetto “in linea” (in linea con cosa, poi?)? Se la vostra risposta è un “sì” questo libro non fa per voi, altrimenti troverete la lettura di questo accattivante romanzo una vera delizia per il vostro palato di lettori intenditori.

In un contesto di magia,  invitanti profumi di cacao, cannella e vaniglia, tra chicchere dall’aspetto antico, nastri e scatole elegantemente confezionate,   in Chocolat   ho trovato un’accusa al perbenismo tipico delle cittadine di provincia dettato dall'osservanza delle convenzioni religiose e non, un rifiuto alle mortificazioni dello spirito e del corpo, un invito a vivere la vita lasciandosi trasportare dall'istinto  e dando libero sfogo alla propria voglia di libertà arrivando così al raggiungimento della  felicità terrena:  vivere, dunque, senza pregiudizi, schemi, tabù, limiti di età o discriminazioni di ceti. Questo, in sintesi, penso sia ciò che l’autrice del libro Joanne Harris abbia inteso comunicarci.

L
a protagonista, Vianne Rocher, una  misteriosa donna  simpatica e col carattere forte e dolce come il cioccolato, arriva con la sua bambina Anouk, in un paesino della campagna francese. Per guadagnarsi da vivere rileva una vecchia panetteria con la ferma intenzione di farne una cioccolateria.
 La notizia  sconvolge la vita monotona e lenta del paese al punto che, 

venerdì 25 gennaio 2013

Stabat Mater


“Ci sono ancora, da qualche parte, sono qui, separata da questa devastazione, l’angoscia non mi ha ancora presa tutta, c’è ancora un angolo dove posso mettermi al riparo e dire: io.” (cit)

Pur non amando particolarmente leggere i libri premiati o troppo pubblicizzati, questo di Tiziano Scarpa mi ha subito incuriosita per l’abbinamento romanzo/musica.
 È infatti grazie alla musica che la protagonista, Cecilia, ritrova la sua “essenza di vita” il suo “riscatto”.  Musica che qui ritroviamo in un parallelismo con l’acqua: entrambe fonti purificatrici, entrambe metafore di libertà.  Musica della quale percepiamo le note ad ogni pagina letta.
All'inizio del racconto, l’autore dà un’impronta cupa  e sconcertante, proprio come lo stato d’animo della protagonista, ma via via speranza, ribellione,  curiosità e voglia di affermazione rischiarano la narrazione di un libro scritto con un linguaggio raffinato che non cade mai nel banale.


  N
asce Cecilia, frutto di un amore proibito, e viene immediatamente chiusa in un orfanotrofio gestito da suore. La fanciulla cresce col pensiero rivolto alla madre di cui non conosce né il volto né il nome  ma che sente sempre presente vicino a lei: con lei “dialoga” ogni notte e, sempre lei, l’accompagna durante il giorno.
L’educazione del convento prevede l’insegnamento della musica e Cecilia è un’ottima allieva che

mercoledì 23 gennaio 2013

Il signore delle mosche


Lo scrittore William Golding, a proposito del suo libro Il signore delle mosche, cita: "L'uomo produce il male come le api producono il miele".  Ed è da questa frase che prendo spunto per analizzare il contenuto del romanzo:  è la natura dell’uomo che produce il male e distrugge la società oppure, come sostiene Rousseau, è la società a render cattivo l’uomo che invece è buono per sua natura?  
Tra gli aspetti degenerativi contemplati in questo libro, si evidenziano la difficoltà del vivere in gruppo sottostando alle regole, la sopraffazione del più debole, la voglia di predominare, l’istinto di sopravvivenza che riporta l’uomo al primitivo stadio di vita, l’irrazionalità delle paure e delle angosce che conduce ad idolatrie e credenze, l’eterna lotta fra debole e forte, buono e cattivo. Non ultima la distruzione

venerdì 18 gennaio 2013

La ragazza delle arance


Quanti segreti nasconde un vecchio passeggino rosso chiuso in soffitta?
Oltre  ai ricordi di un’infanzia passata,  il passeggino può diventare una custodia segreta per una busta che contiene una lettera racconto, un insegnamento di vita, una domanda.
È
così che Georg, all'età di 15 anni, scopre la singolare eredità lasciatagli dal padre, morto undici anni prima.

“Sei seduto bene, Georg?
È importante che ti trovi una posizione comoda, perché ora ti racconterò una storia emozionante ..”.

Inizia così il 

venerdì 11 gennaio 2013

Memorie di una Geisha


"Quali che siano stati i nostri conflitti e i nostri trionfi, per quanto indelebile sia il segno che questi abbiano potuto lasciare su di noi, finiscono sempre per stemperarsi come una tinta ad acquerello su un foglio di carta."  (cit)


Seppur Nicolò Ammanniti  dice: “Non è il mezzo attraverso cui passano le storie a essere importante, ma le storie stesse, qualsiasi forma prendano”,  questo libro è un valido strumento  per conoscere una romantica  storia e per viaggiare alla scoperta del segreto mondo - ormai passato - delle donne più desiderate in Giappone e delle affascinanti tradizioni orientali.

Memorie di una Geisha è il primo romanzo di Arthur Golden. Scritto nel 1997, al termine di dieci anni di ricerche, è diventato un best seller mondiale; una storia vera, originale scritta in modo diretto, senza cadere mai nell'ovvio,  suggestionante, rivelatrice; un racconto atto a  sfatare leggende e pregiudizi che il mondo occidentale si è fatto attorno alla figura delle geishe.

Chiyo racconta in prima persona la sua storia:  è appena una bimbetta quando, a causa della povertà della sua famiglia, viene comprata, insieme alla sorella, da un mediatore che le rivende poi ad una “Okiya” una casa/scuola per diventare geishe. Sì una scuola, perché per diventare geisha una donna, oltre che bella, deve essere colta, discreta, aggraziata, deve saper ballare e cantare, avere portamento  e conoscere il “rito del tè” tanto importante in Giappone.
Crescendo  Chiyo, si trova in un mondo affascinante quanto crudele dove a contrastare le ammirazioni che gli uomini hanno per la sua bellezza e la sua giovinezza, ci sono le trame, le rivalità e le invidie delle altre donne che  temono di esser scalzate dalle loro posizioni elitarie e di comando.  Esiste, infatti, una gerarchia all’interno di Okiya e una forte competizione tra le diverse “case/scuola”.
Sarà la veterana Hatsumomo che, riconoscendo le sue doti,  la adotterà, dandole il nome di Sayuri, come sorella minore,  la proteggerà e l’aiuterà a raggiungere il successo.
Ma la storia non è così semplice come sembra …


Titolo: Memorie di una geisha
Autore: Arthur Golden


martedì 8 gennaio 2013

Cecità


« Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono »  (la moglie del dottore – protagonista - cit)


Cecità - titolo originale  Ensaio sobre a Cegueira (Saggio sulla cecità) – è un romanzo, a sfondo sociale,  di José Saramago (premio Nobel per la letteratura nel 1998).


Saramago (1922–2010) è un autore che non può non appassionare il lettore attento:  il suo particolare stile di scrittura privo di nomi propri dei personaggi (usa identificarli con caratteristiche impersonali) e privo della  canonica punteggiatura  e virgolettatura dei dialoghi,  fan sì che lo si legga tutto d’un fiato e senza possibilità di distrazioni.
Egoismo, potere, sopraffazione, violenza, qualunquismo, indifferenza, ignoranza, sono i maggiori  aspetti di una società universale, purtroppo sempre attuale, visualizzati in questo romanzo.
Cecità come buio della mente, della ragione, dell’umanità.

La trama:
“in luogo e tempo imprecisati, un medico viene colpito da una “bianca cecità” che lo avvolge come fitta nebbia. Di giorno in giorno, in questo stato cadono anche altri cittadini del Paese.
Per contenere l'epidemia, i ciechi vengono isolati e rinchiusi in un vecchio manicomio sotto la stretta sorveglianza dell’esercito.
L’unica, misteriosamente, 
scampata al contagio è la moglie del medico che, fingendo a tutti di aver perso la vista, si unisce al gruppo aiutandoli a sopravvivere.
All'interno